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Aperitivo fra amici con Sanbittèr

Sanbittèr Ci Sta! Un’espressione quotidiana che diventa essenza di brand

Ci sono momenti in cui la quotidianità prende il sopravvento, con i suoi impegni, le sue abitudini e quella costante ricerca di equilibrio tra dovere e piacere. Eppure, per gli italiani, anche ciò che sembra più pesante finisce spesso per trasformarsi in qualcosa che, appunto, “ci sta”.

Un sondaggio condotto da Sanbittèr con metodologia SWOA (Social Web Opinion Analysis), che ha analizzato conversazioni su blog, forum e social network, ha indagato come l’espressione “ci sta” sia diventata un vero modo di vivere: un linguaggio condiviso che traduce in leggerezza i doveri quotidiani e in piacere i piccoli gesti di ogni giorno.

Ed è proprio da questa filosofia che nasce la campagna “Sanbittèr Ci Sta!”: il brand ha fatto di questa espressione la propria essenza, perché bere un Sanbittèr “ci sta” in moltissime occasioni e per tanti motivi. È la scelta che accompagna i momenti di relax, le pause dal lavoro, gli aperitivi improvvisati e persino le serate speciali. Sanbittèr interpreta il desiderio di leggerezza e condivisione che gli italiani esprimono con questa frase, trasformandolo in un’esperienza concreta.

Le 5 abitudini che più “ci stanno” secondo gli italiani

“Ogni giorno può avere la sua fioritura, basta saperla riconoscere.”

Un pensiero che descrive bene il modo in cui gli italiani vivono la quotidianità: non come una serie di obblighi, ma come una ricerca costante di equilibrio tra ordine e piacere.

Dalla ricerca emerge infatti che le cinque attività che più rappresentano lo spirito del “ci sta” sono:

1. Una serata di relax a casa (65%), che diventa l’occasione per riscoprire la quiete dopo mesi di socialità estiva: leggere un libro, guardare una serie o semplicemente rallentare (e perchè no, sorseggiare un Sanbittèr).
2. Il ritorno in palestra (59%), inizialmente percepito come un obbligo, ma presto trasformato in un gesto di benessere che rigenera corpo e mente.
3. L’aperitivo post lavoro (54%), un rito tutto italiano che ristabilisce il contatto con colleghi e amici, alleggerendo la giornata. Per l’aperitivo analcolico, ci si può sempre concedere un Sanbittèr.
4. Fare ordine e iniziare nuovi progetti (48%), perché riorganizzare spazi e obiettivi significa anche ritrovare chiarezza mentale.
5. Fare un check-up di routine (43%), gesto che, da semplice dovere, diventa segno di attenzione verso sé stessi e verso il proprio equilibrio.

In altre parole, il “ci sta” è la chiave che trasforma i doveri in piaceri, gli impegni in momenti di autoconforto. È l’espressione che accompagna gli italiani nella ricerca di una quotidianità più armoniosa, dove anche ciò che pesa può diventare qualcosa di piacevole, se condiviso o vissuto con ironia.

Amici brindano con Sanbittèr

“Ci sta”: più di un modo di dire

Lo studio Sanbittèr mostra come l’espressione “ci sta” non sia solo una tendenza linguistica, ma un vero specchio culturale. Per il 62% degli italiani, infatti, rappresenta una forma di rassegnazione positiva: si dice “ci sta” quando si accetta con filosofia qualcosa di inevitabile – il rientro in ufficio, la sveglia presto, la pioggia improvvisa – ma lo si fa con un sorriso.

Per altri, invece, è sinonimo di comfort e complicità: il 61% lo utilizza quando si trova in contesti di confidenza, il 55% nelle relazioni consolidate e il 65% durante chiacchiere leggere, proprio quei momenti che l’autunno moltiplica tra casa, amici e routine giornaliere.

Il “ci sta” diventa così una sorta di linguaggio emotivo, una formula di accordo e appartenenza. Come sottolinea la linguista Deborah Tannen nel saggio Talking Voices, il linguaggio non serve solo a trasmettere informazioni, ma costruisce relazioni e riflette i valori condivisi di una comunità. E l’espressione “ci sta” è oggi uno dei simboli più chiari di questo processo: dire “ci sta” non è solo accettare, ma partecipare; non è soltanto dire sì, ma dire “sì, insieme”.

Da “ok” a “ci sta”: l’evoluzione di un’espressione inclusiva

Per 1 italiano su 4, “ci sta” è diventato il nuovo “ok”, più empatico e meno impersonale. È un modo di dire che attraversa generazioni e contesti: lo usa la Gen Z nei messaggi tra amici, i Millennial nelle chat di lavoro e gli adulti under 50 nelle conversazioni quotidiane. È entrato nel linguaggio comune senza bussare, diventando un riflesso spontaneo della socialità contemporanea.

Lo dicono nel 65% dei casi in chat, nel 59% al ristorante, nel 52% durante un aperitivo, nel 53% all’università e persino nel 44% sul lavoro. Lo evitano solo in contesti più formali, come un colloquio (66%) o una riunione con persone appena conosciute (58%). Ma nel linguaggio informale, è ormai una costante.

Il suo successo, secondo la ricerca, si deve alla sua capacità di trasmettere emozioni positive: complicità (56%), spensieratezza (54%) ed empatia (60%). È un modo per dire “sono d’accordo” ma con un tono più caldo, più relazionale, più umano.

I momenti che più “ci stanno” nella giornata

Dall’indagine emerge anche che il “ci sta” è legato ai piccoli piaceri condivisi, ai gesti che rendono le giornate più leggere.

Ecco i momenti in cui gli italiani lo dicono più spesso:

1. Organizzare una serata con gli amici (67%)
2. Accettare un aperitivo improvvisato dopo il lavoro (65%)
3. Fare una gita fuori porta (62%)
4. Concedersi un giorno di ferie (60%)
5. Iniziare una nuova serie TV (58%)
6. Fare una pausa caffè con i colleghi (56%)
7. Passare una serata speciale con il partner (55%)
8. Concedersi un pomeriggio di shopping (54%)
9. Fare una corsetta al parco (49%)
10. Visitare una mostra (46%)
 

Perché, dunque, Sanbittèr ‘ci sta'?

Sanbittèr ci sta perché ha una gamma di gusti che incontra il gusto di tutti;

ci sta perché è analcolico e lo puoi bere in qualsiasi momento;

ci sta perché sta nel tempo di una pausa dal lavoro;

ci sta perché lo puoi mixare al prosecco e creare un sorprendente Sanbitter Spritz;

ci sta perché è ready to drink e pratico da portare con sé;

ci sta perché c’è, dal 1961 e in ogni bar d’Italia.